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Calvario da pendolare

La via Crucis dei mezzi pubblici

Premessa: dedicato a chi utilizza i mezzi pubblici.

Hai cliccato perché hai visto la foto della bella Gwyneth e stai pensando «Ma cosa c’entra la Paltrow con un’obliteratrice?». Pensaci bene: i mezzi pubblici, Sliding doors. La protagonista in una delle due storie parallele, trovava l’altra metà del cielo “dei suoi sogni” grazie a una metropolitana persa. Potrebbe succedere anche a voi. Certo che, nell’attesa che accada, perdere la metro è proprio una rottura di scatole: sovraffollamento dei mezzi, il traffico che rallenta le corse...

Per non parlare degli ombrelli, giacconi, pacchi, zaini e borse che ci ingombrano rendendo un’impresa impossibile salire sui mezzi o correre per salirci al volo, d’inverno. Il caldo, il sudore e gli annessi “odorini” (la signora che puzza di minestra o il mister ascella pezzata che per disgrazia si appostano vicino a voi), d’estate. Insomma, per tantissime persone andare al lavoro è tutt’altro che una passeggiata: anzi, il più delle volte è un vero e proprio incubo.

Qualcuno ha pensato di mettere online le proprie disavventure. Lo sfogo è raccolto in Aranciomeccanico, sito di un digilander che ci accoglie elencando gli spiacevoli imprevisti dei mezzi pubblici di Roma (come di qualsiasi altra città italiana), aggiungendo «Bene (anzi male), se leggendo queste cinque piaghe sei pervaso da uno strano senso di deja-vù devi visitare questo sito».

A questo punto, cari pendolari, addentriamoci. Navighiamo e scopriamo che l’ispirazione viene da un’esperienza vissuta (e come altro poteva essere?). Si possono leggere le disavventure di un inesistente signor Alfonso, che sono un po’ quelle di tutti noi pendolari. E poi un azzeccatissimo identikit dei vari autisti: gli Schumacher, i tartarugoni, gli odiati scorbutici e i mitici maestri. Per finire un racconto che spiega il nome Aranciomeccanico.

Il risultato nell’insieme? Tragicomico e paurosamente realistico.

22 maggio 2001

  Alessandra Del Re
  dalla rete
La Spezia Museo nazionale dei trasporti
Filotram Filobus, autobus e tram
Reteambiente Sezione trasporti

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  Per esempio
Tanto per iniziare, faccio un breve resoconto della vita di una persona che si muove coi mezzi, tra i quali la metropolitana. Si alza, diciamo, verso le 6.30. Sosta in bagno. Si veste. Fa colazione. Si lava i denti. Esce di casa. Si reca alla fermata del pullman. Col pullman arriva alla stazione della metropolitana. Si sciroppa un lunghissimo tragitto. Arriva all’altro capo della città rispetto a dov’era partita e prende un tram. Questo è l’inizio immaginario di una giornata, familiare a chi scrive. Tanto finto da sembrare vero: è quello che fanno un sacco di persone tutti i giorni. Naturalmente sono tralasciati gli imprevisti ben noti: pullman in ritardo o autisti che ti chiudono le porte in faccia, il traffico, la pioggia o l’afa cittadina.
  Il rompiscatole
Racconta V.:«Quasi tutte le sere, quando esco dalla metro e vado a prendere il pullman per tornare a casa, alla fermata mi becco un tipo assurdo. Un signore sui quarant’anni che ha sempre voglia di attaccar rissa. Ma si può? Uno arriva stanco dal lavoro, e questo immancabilmente va a litigare col conducente. Si mette pure ad aizzare le vecchiette! Inizia dicendo: «Ma è possibile che questi pullman non partano mai? Sono sempre in ritardo! Io non ho mica tempo da perdere!». Poi, rivolgendosi a qualche signora anziana: «Signora, e lei? Non si lamenta? Non le scoccia aspettare? Ma ci pensa? Noi paghiamo il biglietto per questi servizi di …biiip…» Una volta l’autista, avendone fin sopra i capelli, si è rifiutato di partire...».
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