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Uccidere per la vita

Gli antiabortisti e le liste dei cattivi

Evidentemente per qualcuno la battaglia per la vita passa per la morte. Così la lotta abortisti contro antiabortisti si fa sempre più aspra e si sposta online. Lo scontro nasce qualche mese fa quando, su un sito chiamato Christiangallery, qualcuno ha pensato bene di pubblicare una lista con i nomi di medici che praticano interruzioni di gravidanza in cliniche e ospedali negli Stati Uniti.

Ma, guarda caso, molti degli abortisti aggrediti negli Usa figuravano proprio all’interno della lista pubblicata dal sito di cui sopra. Mano a mano che qualcuno di questi moriva, misteriosamente e mai per cause naturali, online compariva una bella rigaccia nera sul nome. Inutile dire che sono partite le indagini, che alcune associazioni pro-aborto hanno sporto denuncia e che si è finiti in tribunale.

E qui, sorpresa sorpresa, una sentenza della Corte federale di San Francisco stabilisce che sì, negli Stati Uniti si può fare. È possibile mettere online nome e cognome, indirizzo, numero di telefono e in alcuni casi foto e altri dati personali, di medici che esercitano la loro professione in piena legalità. Certo se poi qualche sostenitore della causa, in piena libertà, decide di sparare a uno di questi e sfoltire un po’ l’elenco, non è certo colpa di chi gestisce il sito. Non è istigazione, no.

Forti di questa cosa, i responsabili di Christiangallery hanno pensato a un’altra bella iniziativa: piazzare delle webcam all’ingresso di ospedali e cliniche in cui si praticano aborti. In questo modo i navigatori potranno vedere in diretta chi entra, chi esce, pazienti e medici. Una specie di par condicio. Per ora non sono previsti ricorsi. E quanto possa pesare l’opinione del presidente Bush, cattolico fervente e antiabortista, non è chiaro. Certo è che ai tempi di Clinton difficilmente una sentenza del genere sarebbe passata sotto silenzio.

9 aprile 2001

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  Un mondo di minacce
I siti antiabortisti si sprecano e naturalmente ogni opinione è lecita. Un po’ meno leciti sono i modi e i metodi per terrorizzare e inorridire i navigatori, nella vana speranza che una grafica con finte goccioline di sangue possa bastare a convincere una donna a non abortire. Oltre all’interruzione di gravidanza, tra le altre cose classificate come “minacce contro la vita” questi siti includono l’eutanasia, il socialismo, la rivoluzione sessuale, il suicidio e infine la donazione degli organi. Per non parlare della carrellata di immagini di presunti feti appena asportati, con bambini grandi quanto un neonato di due, tre o addirittura sei mesi. Per sostenere le proprie idee si può fare informazione, ma non disinformazione.
  Berlusconi contro
La polemica è scoppiata il 27 febbraio scorso, quando Silvio Berlusconi, in un’intervista a Famiglia Cristiana, si è pronunciato contro l’aborto. «Presenteremo un nuovo progetto di legge - ha dichiarato - per una più convinta difesa della vita». Immediata la reazione delle donne del centro sinistra: "la legge 194 non si tocca". La bagarre si è sedata quando il leader della Casa delle libertà ha precisato: «Non ho mai parlato di abolire quella legge, che peraltro è stata sancita da un referendum popolare. Ho voluto ricordare che l'aborto è comunque una sconfitta e che la 194 va applicata e rafforzata in quelle parti, finora disattese, che riguardano la difesa della vita, l'aiuto alla maternità, la prevenzione e l'informazione».
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