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Il club dei miliardari scende in politica

Capitani d'industria e intellettuali si adoperano per il bene del Paese e parlano di società civile

Lunedì 18 novembre intellettuali e capitani di industria si sono ritrovati a Milano per dare il via a un'associazione: "Libertà e giustizia". Alla presidenza del gruppo Innocenzo Cipolletta, Aldo Gandolfi, Gianni Locatelli e Simona Peverelli (colei che radunò migliaia di persone al Palavobis). Tra i garanti: Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Enzo Biagi, Umberto Eco, Alessandro Galante Garrone, Franzo Grande Stevens, Claudio Magris, Guido Rossi, Giovanni Sartori, Umberto Veronesi. Come lo ha prontamente ribattezzato Gad Lerner (anche lui sul palco in veste di moderatore): il Club dei miliardari. Dal pulpito si è parlato di partecipazione alla cosa pubblica, di opposizione, di giustizia, del ruolo dei partiti. Si è usato un linguaggio colto, si sono fatte citazioni alte e sono state suggerite letture nobili. Il tutto con le parole "società civile" sempre sulla bocca. Simona Peverelli, anima del movimento, laureata in sociologia, spiega che cos'è la società civile e come conquistarla.

Che cos'è davvero quest'entità inafferrabile di cui tutti parlano?
Per società civile intendo tutta la popolazione che dimostra di essere interessata alla vita democratica del proprio paese, che decide di impegnarsi attraverso i mezzi che ha, di tenersi informato su quel che succede. I politici si sono ripiegati su se stessi e non hanno ascoltato le esigenze della società civile, che si è chiusa nelle case, soprattutto nei 5 anni di governo del centrosinistra. Tutte le manifestazioni sono venute da qui, da quest'esigenza partecipativa. "Libertà & Giustizia" nasce proprio grazie agli stimoli della società civile. Cercheremo di sanare la frattura e recuperare i delusi dal centrodestra, quelli che non vanno più a votare, la gente colta che guarda la politica con occhio critico, che vuole dialogare e sentirsi rappresentata.

Questa definizione di società civile (i discorsi alti, la partecipazione spontanea) lascia fuori, però, tutta una fetta di popolazione che mai è stata coinvolta e che preferisce la tv a un quotidiano
Bisogna cercare di raggiungere tutti, che forse è l'obiettivo più difficile. È necessario cercare di inserirsi in questo confronto tra società civile pensante e chi invece non ha mai coltivato un interesse partecipativo. Anche perché tutti si lamentano se poi le cose non funzionano, bisogna partire da qui, offrire strumenti per dare sfogo, riportare in auge i valori della democrazia e la consapevolezza dei propri diritti. Concetti che sembrano diffusi, ma non lo sono. E poi no alle battaglie contro le leggi che privilegiano Berlusconi, sì alle battaglie che portano giustizia a tutta la popolazione.

Una posizione vicinissima a quella dell'estrema sinistra, espressa in rete dall'attivista Paolo Punx in occasione degli ultimi discussi girotondi
È solo la convinzione di tutti: stiamo attenti a non sbagliare l'obiettivo. Temiamo le leggi per pochi, ma forse adesso è necessario ragionare di più su cosa fare perché la giustizia sia davvero uguale per tutti. Io protesto contro la Cirami e le rogatorie, ma mi preoccupano di più le leggi che agevolano la criminalità organizzata.

Lo stesso Gad Lerner, presente al vostro debutto, ha dichiarato che sembrava la riunione del Club dei miliardari. Come si conciliano i discorsi alti e la cultura con gli strati più a margine della società civile?
Certo gli esponenti del nostro movimento sono persone che hanno un 740 invidiabile, ma l'aspetto vincente è proprio questo: è gente che non ha niente da guadagnare.

Questo è lo stesso slogan che Berlusconi utilizzò quando scese in campo
Ma no, l'obiettivo è solo fare qualcosa per lenire l'indignazione, per aiutare il paese, la società civile.

Sì, ma questa società civile, se la si vuole allargare la si deve coinvolgere. I discorsi alti e le letture impegnate non spaventano, non sono un po' elitari?
Ognuno fa le proprie scelte, indipendentemente da reddito e cultura: se vuole agire per incidere sulla vita politica del aese lo fa, se vuole continuare a guardare le Veline in tv rimane seduto sul divano. Comunque devo dire che per ora pensiamo di aver centrato l'obiettivo: ci chiama l'operaio, il portiere, l'avvocato, le adesioni ci arrivano via e-mail, via fax, via telefono. Stiamo raggiungendo tutte le classi di età e tutte le professioni. Si deve trovare un modo per dialogare con tutti. Certo, vorrà dire che renderemo le iniziative prettamente tecniche accessibili a chiunque, chiare anche a chi non è esperto. Questo è un modo per avvicinare.

25 novembre 2002

  Giorgia Camandona
  dalla rete
Libertà e giustizia Il sito ufficiale
Articolo 21 In difesa di Biagi e Santoro
Libertà di stampa Travaglio e Diaconale a confronto

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Simona Peverelli
Nata a Milano nel 1969, si laurea in Sociologia economica alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano con una tesi di laurea su "Gli effetti sociali del pentitismo mafioso". Dal 1997 al maggio 2002 è stata assistente parlamentare del senatore Nando dalla Chiesa. Ha diretto Omicron, l'Osservatorio Milanese sulla Criminalità Organizzata al Nord. Nel febbraio del 2002 ha organizzato "Il giorno della Legalità" al Palavobis di Milano con Paolo Flores D'Arcais e il movimento "le Girandole".
Soci e sostenitori
Per diventare soci di "Libertà e Giustizia" è necessario compilare un modulo e naturalmente versare una quota in denaro: 50 euro la cifra minima, 500 per i sostenitori, 1.000 per i benemeriti (con quota di iscrizione una tantum di 2mila euro), 5mila per i soci istituzionali (enti e società), 10mila per i soci a vita.
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