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E-voto? Campa cavallo...
Alle elezioni Usa trionfa l'elettronica. L'Italia rimane affezionata alle matite copiative
Il trionfo elettorale di George W. Bush alle elezioni di metà mandato (seppur con un 40% dei votanti, che significa più o meno 1 voto americano su 5 accordato a lui e ai repubblicani), affonda le radici nell'informatica. Per la prima volta gli Usa hanno adottato massicciamente il voto elettronico. La sperimentazione si è svolta su 510 contee (il 16% del totale) di cui 200 dotate di schermi "touchscreeen" per votare col "ditino": le scelte apparivano su display che bastava toccare per esprimere la propria preferenza.
Il nuovo sistema ha funzionato. Anche se non sono mancati una serie di intoppi: come le schede in spagnolo a Miami, un black-out telematico nel New Jersey, qualche confusione nel Delaware e la rottura anticipata dell'embargo sugli exit-poll. Una situazione ben diversa dalle presidenziali del 2000 quando, soprattutto in Florida, fra schede perforate (male), errori nel centrare i buchi dei tagliandi "colabrodo", caos, conteggi ripetuti e sospetti di brogli, gli States seppero con certezza chi era stato eletto presidente ben 35 giorni dopo il voto, facendo una figuraccia planetaria. Il buon esito della consultazione del 5 novembre si deve in gran parte ai 3,9 miliardi di dollari stanziati dal Congresso per lo sviluppo tecnologico del voto.
E in Italia? Ci manca la necessità di un sistema di voto più moderno? O ci manca la tecnologia? Niente affatto. Nel passato recente sono mancati di certo investimenti e, forse, la volontà di aggiornarci. Da noi la prima novità di un certo rilievo nelle procedure elettorali è arrivata col Decreto ministeriale del 2 aprile 1988 che riduceva il numero di sezioni, aumentando gli iscritti per ciascuna di esse. Risultato: accorpamenti in tutti i comuni e code apocalittiche al momento del voto (specie alle elezioni amministrative con tanti candidati in lizza), davanti a presidenti e scrutatori sull'orlo di una crisi di nervi.
La seconda grossa novità è frutto della legge 120 dell'aprile 1999 che ha sostituito il vecchio tagliando con una nuova tessera da presentare al seggio, buona per ben 18 tornate. Il "fazzoletto", su cui il presidente di seggio appone un timbro per testimoniare l'avvenuta votazione, ha aumentato ulteriormente i problemi. Problemi per chi l'aveva perso e doveva sostituirlo, problemi per gli errori di timbratura, problemi per il danneggiamento della tessera stessa.
Intanto, a "Duemila" inoltrato, l'Italia si affida ancora a urne in cartone, verbali di seggio complicatissimi (da compilare alla maniera degli amanuensi), spogli manuali (fatti magari rovesciando il contenuto dell'urna su un tavolaccio "per fare prima") e roba ottocentesca di questo tipo. Rispetto ad altri Paesi, insomma, siamo indietro un bel po'. Le sperimentazioni per il voto "con un clic" sono partite anche da noi, ma restano, per ora, limitate.
Il ministero dell'Interno ha aderito al progetto europeo "E-poll" varato l'anno scorso, che ha fatto i primi test nazionali nel referendum del 7 ottobre 2001 ad Avellino e alle amministrative del maggio scorso a Campobasso. Una smart card con impronta digitale per essere riconosciuti, un computer per votare. È andata bene: ma quando abbandoneremo tutti le matite copiative?
10 novembre 2002
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