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Bollicine islamiche

Zamzam Cola e Mecca Cola partono all’attacco dell’impero americano delle soft drink

"Se ti piacciono le bollicine ma odi lo zio Sam, boicottalo". In Iran, il concetto l'hanno capito benissimo. Quando nel 1979 la rivoluzione islamica dichiara la Coca Cola "verboten", gli iraniani, che adorano la bibita frizzante ma un po' meno gli americani, si sono messi a produrne una in proprio, la Zamzam Cola. Un successone. Al punto da mettere in crisi le satrapie a stelle e strisce delle soft drink. Ed è solo l'inizio: a novembre dovrebbe sbarcare in Francia un'altra new entry musulmana: la "Mecca Cola".

All'inizio la Zamzam Cola viene esportata solo tra i più acerrimi nemici dell'impero: Iraq e Afghanistan e qualche stato africano. Sfruttando l'antiamericanismo cronico tipico della regione, la vendita di Zamzam Cola si estende a macchia d'olio e l'unica preoccupazione di Hussein Baqshi, direttore della Al-Majarah Soft Drinks Company, l'azienda che distribuisce la bevanda, si può riassumere in una domanda: sarà capace il fabbricante iraniano di soddisfare la domanda crescente?

Nel frattempo la storia delle bottiglie islamiche continua a turbare il sonno dei manager della marca di Atlanta. A fine luglio, Steve Leroy, responsabile della comunicazione di Coca-Cola per l'Europa e il Medio Oriente ammette un calo sensibile delle vendite, rifiutandosi però di fornire le cifre del disastro. Tralasciando gli aspetti commerciali e concentrandosi sul sapore, la Cola islamica è un po' più dolce del modello americano ed è venduta anche in una versione light.

Ormai la guerra delle bollicine sta per sbarcare in Europa. Surfando sull'onda del successo della Cola iraniana, Tawfiq Mathlouthi una vecchia volpe della comunicazione e pubblicità, nonché proprietario di una radio privata di Parigi vuole vendere in Francia un'alternativa politica alla celebre bibita, la Mecca Cola. A novembre sarà prima su tutti gli scaffali dei negozi arabi e poi, se tutto procede per il verso giusto, anche sugli altri. La nuova marca si presenterà in bottiglie da un litro e mezzo dal familiare look bianco e rosso che farà sicuramente gridare "allo scandalo" i puristi del copyright, tanto assomiglia alla sua progenitrice americana. Sull'etichetta una scritta consiglia:"Non bevete da idiota. Bevete impegnato".

L'impegno politico non si limita al solo slogan: il 10% delle vendite sarà devoluto ad associazioni palestinesi per l'infanzia e un altro 10% a organizzazioni umanitarie che si impegnano per la pace nel mondo. Strette tra Mecca e Zamzam le compagnie americane delle soft drink tremano. Mentre sempre più musulmani bevono cola senza più commettere peccato. Insomma, un colpo al cerchio e uno alla botte.

11 novembre 2002

  Michel Paganini
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Le versioni
Mecca Cola non farà le cose a metà. Per soddisfare i gusti dei suoi potenziali clienti presenterà varie versioni della sia bevanda. Mecca Classic: freschezza dal mattino alla sera come vuole la tradizione. Mecca Orange: vi trasporterà sotto le palme sul bordo del Nilo. Mecca Tonic: gioia e buon umore fin dal risveglio. In arrivo anche Mecca Menta.
Una bevanda open source
Si chiama Open Cola e la sua somiglianza con le varie Pepsi Cola e Coca Cola è allarmante. In una cosa si distingue nettamente dalle più celebri concorrenti: la sua composizione è di dominio pubblico. Chiunque può produrla seguendo le istruzioni nel sito. Ma non solo. Chiunque può anche modificarne la composizione, a una condizione però: deve essere mantenuta pubblica. Un po' come il sistema operativo per pc Linux, insomma.
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