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La rete, la resistenza, la privacy
Noam Chomsky getta luci e ombre sul rapporto tra internet e la libertà d'opinione
Per alcuni è «fonte inesauribile di sapere» ("The Nation"), per altri un implacabile commentatore. Noam Chomsky, linguista, filosofo, scrittore, docente al Mit, attivista politico, è ormai diventato l'opinionista per eccellenza. Colui che è indispensabile interpellare ogni volta che si è alla ricerca di un parere interessante.
In una recente intervista al britannico "Guardian", il professore parla della rete, della sua evoluzione e del difficile rapporto con la privacy: «Non uso sistemi per criptare la posta. Ho scelto la trasparenza. Anche quando organizzai la mia resistenza contro il governo decisi di essere palese, è la migliore protezione. E poi c'è sempre qualcuno capace di decriptare, qualsiasi tecnica si utilizzi. Le nostre uniche armi sono la verità, l'onestà e l'apertura». Come dire: in internet la migliore privacy è non avere privacy.
«Tutte le grandi aziende che in qualche modo possiedono la rete o i mezzi per accedervi - spiega Chomsky -, tendono a voler controllare ciò che vi accade. Tuttavia i cosiddetti movimenti anti-globalizzazione, come il World Social Forum, hanno trovato nel web un modo per aggregarsi e diffondere le proprie opinioni, che altrimenti sui media tradizionali non avrebbero trovato posto». E in fondo è questo lo spirito di internet: rinunciare alla riservatezza per non rinunciare alla propria identità, condividere pensieri e idee, utilizzare la rete come strumento aggregante per mettere in comune intelligenze e background culturali diversi.
Il primo contatto di Chomsky con il web risale al lontano 1969, quando internet si chiamava ancora Arpanet ed era gestita dai militari. La figlia del professore all'epoca studiava in Nicaragua e a causa della delicata situazione tra gli Usa e il Paese, il Pentagono mise a disposizione di babbo e fanciulla un paio di pc perché potessero comunicare. Da allora la rete ha subito profonde trasformazioni, è diventata di dominio pubblico, poi autostrada dell'informazione e rifugio di tutti coloro che erano alla ricerca di un mezzo libero e indipendente. Oggi, secondo Chomsky, è un supermercato virtuale dell'e-commerce, oltre che l'ennesimo strumento per diffondere la pornografia.
Un bilancio dolce e amaro con da un lato i vantaggi di una comunicazione veloce e l'innovazione dei corsi di laurea a distanza, dall'altro la volontà di trasformare il web in un grande parco giochi per adulti guardoni, con lo spettro della totale mancanza di privacy. «Lo spamming - prosegue Chomsky - è un problema più grave di quanto si immagini, un vero e proprio tentativo di tappare la bocca a chi la pensa diversamente, soprattutto per quel che concerne la questione Israele-Palestina. Chiunque tenti di avanzare critiche alla politica israeliana viene sommerso da messaggi, la posta si intasa, le password dei pc vengono rubate e partono decine di e-mail non autorizzate all'insaputa del mittente. È illegale, un tentativo di minare alla base la libertà d'opinione».
26 ottobre 2002
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