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Guardatemi, sono uno di voi
Politici in tv: tra varietà e salotti nessuno resiste alla tentazione. Ma si può fare anche autogol
Impacciati, sulle spine, fintamente a loro agio, ammaestrati: quando i politici vanno in televisione a parlare di canzonette tra un balletto e l'altro, ne escono sempre malconci. Come i loro interlocutori, del resto. Eppure la tentazione è forte, perché di fronte a una platea di otto milioni di spettatori in prima serata, non si può dire di no. Bisogna anzi fare di tutto per andarci. Poco importa se l'intervistatore è un maldestro fintosciolto quanto il ministro-presidente-assessore. L'importante è esserci. Di destra, di sinistra o di centro non importa: hai voglia a dimostrare che "anche noi siamo come voi": puntare sull'identificazione con lo spettatore medio (le stesse canzoni, le stesse passioni, una storia comune) è un artificio mediatico che i politici conoscono e usano sempre meglio. E quale tribuna migliore di quella televisiva per mettersi in vetrina?
Di fronte a domande lette sul "gobbo" e risposte che trasudano ovvietà, canzoni accennate e ricordi d'infanzia, è il caso di domandarsi: ma il gioco vale la candela? Certamente sì: basta leggere i giornali il giorno dopo e divertirsi con le reazioni dei propri avversari politici che parlano di «occupazione degli schermi televisivi», «tracotanza del potere» e via dicendo. Nemmeno i dati Auditel, in questo caso, sono più "oggettivi". Leggere per credere: Italo Bocchino (An): «Negli ultimi minuti dell'intervista a Gasparri ("rilasciata" a Gianni Morandi domenica sera, ndr) Raiuno ha superato di 13 punti Canale 5». Paolo Gentiloni (Margherita): «Gasparri ha fatto perdere per la prima volta il primato di ascolti di Gianni Morandi su Raiuno, superato da Canale 5». Uno spettacolo nello spettacolo. E comunque per i politici che soffrono di videoastinenza (ce ne sono, ce ne sono) consigliamo un programmino tutto per loro: "Chi ha visto?".
16 Ottobre 2002
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