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Carceri e Newton

Sovraffollamento e condizioni inumane: quali soluzioni?

Uno dei problemi più grandi delle carceri italiane è strettamente collegato a una questione di fisica: “Che tutti i corpi – ha scritto Isaac Newton nei suoi Principi matematici - siano impenetrabili lo deduciamo non con la ragione, ma col senso. Le cose che maneggiamo le troviamo impenetrabili: ne concludiamo quindi che l'impenetrabilità è una proprietà di tutti i corpi”. Cosa c’entra Newton con Rebibbia? Il legame è semplice e si spiega con una parola: sovraffollamento.

Negli istituti di pena della Penisola vivono oltre 56mila detenuti, ma la capienza massima stimata dal Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fissa il tetto “regolamentare” a una quota di poco inferiore alle 42mila unità. Il boom è cominciato nel 1991 quando i detenuti erano 30.774. Solo due anni più tardi il loro numero è salito a quota 51.513. Di fatto, il sovraffollamento è una condizione che riguarda esclusivamente la popolazione carceraria maschile: la capacità ordinaria delle sezioni femminili è di 2.501 unità e le presenze nel luglio del 2002 erano 2.456. Le conseguenze di questa situazione incidono direttamente sulle condizioni di vita dei carcerati e sullo sfruttamento delle risorse finanziarie disponibili per la gestione e il controllo degli istituti di pena.

Nei giorni scorsi all’interno di 90 penitenziari ha preso vita una forma di protesta pacifica per portare nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze politiche questo problema. Una denuncia che ha subito innescato la scintilla delle polemiche fra il centrosinistra, che ha accusato il governo di immobilismo, e il ministro della giustizia, Roberto Castelli, che ha puntato il dito proprio contro l’opposizione. «Sto verificando – ha detto il guardasigilli la scorsa settimana - che c'è un'offensiva sulle carceri pesantissima da parte dell'opposizione; tesa a creare malcontento nei penitenziari». Un’affermazione in parte ritrattata che, tuttavia, ha acceso della contestazione da parte del centrosinistra e creato malcontento anche tra le fila della maggioranza.

Tra le raffiche del tiro incrociato è arrivata una nuova proposta d’indulto da parte di due deputati eccellenti di Forza Italia, Carlo Taormina e Alfredo Biondi. Far uscire dal carcere chi ha tre anni o meno ancora da scontare, a condizione che nei cinque anni successivi non vengano commessi nuovi reati, pena la revoca del beneficio. Il provvedimento rimetterebbe in libertà circa 12mila detenuti. Subito favorevoli all’iniziativa sono stati Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera e Donato Capece, del Sindacato autonomo della polizia penitenziaria. Di tutt’altra opinione il fronte dei Ds che ha bollato la proposta come l’ennesimo tentativo della maggioranza di salvare gli imputati eccellenti.

Davvero l’indulto (l’ultima volta in Italia è stato concesso nel 1990) è l’unica strada percorribile per affrontare al questione del sovraffollamento? «Non è la soluzione – ha spiegato Sergio D’Elia, presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino e dirigente dei Radicali italiani – ma è un modo efficace per prendere tempo e consentire un esame più sereno e approfondito del problema. Occorre una riforma strutturale del sistema. C’è una demagogia imperante sia nel centrodestra sia nel centrosinistra che impedisce la realizzazione di progetti concreti».

Senza intaccare nei principi l’impianto normativo penale, altri Paesi europei hanno messo a punto alcune norme per regolare, almeno in parte, l’afflusso nelle patrie galere. In Spagna e in Francia, ad esempio, sono stati messi a punto sistemi di sconto di pena maggiore rispetto a quello italiano che prevede una riduzione di 45 giorni ogni 6 mesi scontati in carcere. Intanto la falla italiana si allarga in vista della grave realtà di 22 istituti di pena nazionali ormai troppo obsoleti e incapaci di garantire le più elementari condizioni di vita e di sicurezza per detenuti e addetti ai lavori. Il governo ha previsto la loro sostituzione con nuove realtà più moderne. Ma nella finanziaria del 2001 sono disponibili 450milioni di euro, una cifra che, a detta del ministro Castelli, servirà a garantire la sostituzione soltanto di 8 penitenziari. Per gli altri il problema rimane, ma rimarrebbe comunque in termini assoluti visto che i 22 nuovi istituti creeranno, secondo le previsioni, un totale complessivo di circa 3.200 posti in più (un quinto degli esuberi).

Allora come affrontare il problema? «Si potrebbe puntare – ha spiegato D’Elia – su diverse strade. Quella della decriminalizzazione: rivalutare quali sono i crimini per cui bisogna andare in carcere. Quella della depenalizzazione dei reati minori. Quella del riesame dell’obbligo dell’azione penale. Ogni anno il governo dovrebbe fissare dei principi generali per valutare le priorità dell’azione penale in modo da meglio concentrare le risorse disponibili».

21 settembre 2002

  Mauro Milesi
  dalla rete
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Polizia penitenziaria Sito ufficiale
Radicali In prima linea sul tema carceri

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Dati
A luglio 2002
Totale detenuti: 56.002
Detenuti imputati: 21.705
Detenuti definitivi: 33.174
Internati: 1.123
Stranieri: 16.892
Tossicodipendenti: 15.442
Detenuti che svolgono attività lavorativa: 13.704
Sieropositivi accertati: 1.421
In regime di 41-bis: 645
Agenti di polizia penitenziaria: 42.186
Indulto e dintorni
Indulto
È un atto di clemenza generale approvato dai due terzi del parlamento che non opera sul reato ma esclusivamente sulla pena principale che può essere in tutto o in parte condonata.
Amnistia
Disciplinata dall’art.151 del codice penale, l’amnistia estingue il reato e può essere applicata sia prima che dopo una sentenza irrevocabile di condanna.
Grazia
È un provvedimento essenzialmente individuale di  clemenza emesso dal Presidente della Repubblica con il quale viene condonata in tutto o in parte la pena inflitta da una sentenza irrevocabile di condanna.
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