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Euro: ma che giramento!
La sublime inutilità delle statistiche applicata alle monete
La facoltà di matematica dell'università tedesca di Friburgo ha avviato un progetto per capire in che modo e in che quantità le monete metalliche di euro, che presentano un verso differente a seconda del Paese in cui vengono coniate, si diffondono nelle diverse nazioni all'interno di Eurolandia.
Il professor Dietrich Stoyan, docente di statistica presso l'ateneo e responsabile del progetto, sta lavorando per elaborare dei modelli matematici che descrivano le dinamiche di diffusione dei centesimi e dei pezzi da 1 e 2 euro tra Germania, Italia, Francia e via dicendo, cominciando con la valutazione di alcuni dati di base. In primis, la percentuale di "spiccioli" sul totale europeo che ciascuna nazione ha coniato al 31 dicembre 2001; poi le informazioni fornite da 8500 cittadini tedeschi, contattati tramite e-mail, posta ordinaria e telefono e invitati a comunicare il loro luogo di residenza, la data della comunicazione stessa, il numero di monete in loro possesso, il taglio e il Paese di provenienza.
Con queste informazioni, Stoyan ha cercato dapprima di capire come circola l'euro metallico in Germania e ha pensato poi di allargare il discorso anche agli altri Paesi di Eurolandia. Tramite un modulo elettronico sul sito, ciascun cittadino europeo può comunicare a Stoyan quante monete da 1 euro possiede nel proprio borsellino e da quale Stato provengono. Così, si augura il docente, nel giro di qualche mese sapremo perché è possibile trovare un uomo leonardesco a Dublino o un'arpa celtica a Vienna.
Bontà sua. Pur avendo cieca e incondizionata fiducia nelle potenzialità e nel rigore delle scienze statistiche e matematiche, il cittadino medio si può chiedere: «Cui prodest?», a chi giova sapere tutto ciò? Davvero interessa che le dinamiche che hanno portato 1 euro dalle nostre tasche a quelle di un finlandese siano codificate e palesi? Non sarebbe meglio creare modelli che permettano di capire come prevedere in maniera precisa gli aumenti barbini che la moneta unica ci ha costretto a subire?
Difficile, certo, forse impossibile. Ma allora lasciamo che gli algidi modelli matematici prevedano carestie, epidemie, flussi migratori, evoluzioni atmosferiche. E se con la moneta con cui paghiamo il giornale, dopo due mesi uno studente di Dresda si compra un pacchetto di chewing gum... chisenefrega. Non l'abbiamo voluta per questo la moneta unica?
25 settembre 2002
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Chi più chi meno |
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Le percentuali di monete che ogni Paese ha coniato, sul totale degli euro circolanti, variano da Stato a Stato. In testa la Germania (32,9%), poi nell'ordine: Francia (15,8%), Italia (15,4%), Spagna (13,7%). Staccatissimi gli altri: Olanda (5,4%), Belgio (3,8%), Austria (3,5%), Grecia (2,6%), Portogallo (2,5%), Finlandia e Irlanda (2,1%) e il mucchio dei rimanenti (0,2%). |
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Eurocrucchi |
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La ricerca ha avuto un focus particolare sull'approccio che i tedeschi hanno avuto con la moneta unica e sul tipo di penetrazione degli spiccioli nei diversi länder. Sono risultati, tanto per cambiare, dati scontati: le monete più mobili sono quelle da 2 euro, le meno mobili quelle da 1 cent; la moneta straniera più comune nelle tasche dei tedeschi è il 2 euro austriaco, seguito da quelli di Olanda, Francia e Austria; tra gli 1 euro diffusissimi quelli di Italia, Spagna e Portogallo. |
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