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La tassa sulla libertà
Internet protesta per la nuova gabella sui supporti di registrazione vergini: cd e cassette
Nella bagarre tutta digitale e internettiana scatenata sull'aumento dei prezzi dei cd vergini ci sarebbe piaciuto capire qualcosa di più direttamente dalla Siae, destinataria principale degli introiti.
Ma la Società italiana degli autori e degli editori non vuole spiegare nulla e il professor Mauro Masi, commissario della Siae, non vuole rilasciare alcuna intervista sul tema del compenso sui cd vergini. Una vera e propria tassa che sta scatenando l'ira di migliaia di utenti internet in Italia. Dal colosso italiano del copyright fanno sapere: «La Siae non ha commenti da fare sull'aumento del compenso (che - precisano - non è una tassa) sui cd vergini. Tutto ciò verrà ridiscusso nell'ambito dell'approvazione della legge».
A tutt'oggi per ogni supporto vergine, magnetico o digitale (audio o videocassetta, cd-rom scrivibili e riscrivibili) viene versato un contributo alla Siae di pochi centesimi di euro. Ma la nuova proposta di decreto legislativo di ratifica della direttiva comunitaria sul "Diritto d'autore nella società dell'informazione" prevede aumenti indiscriminati fino all'8mila %. La Siae dice che non è vero, e rimanda al decreto al quale però potranno essere fatti emendamenti.
Un esempio per tutti: ogni cd-r dati da 650mb del valore di circa 50 centesimi di euro potrà costare più del doppio. Al prezzo di mercato che già contiene un compenso alla Siae di 0,05 euro (circa 100 delle vecchie lire), verrà aggiunto un compenso di altri 56 centesimi. Questa possibilità ha scatenato la protesta su internet degli utenti che utilizzano un masterizzatore (vedi box a lato). Le opposizioni più frequenti al decreto riguardano il fatto che non venga assolutamente preso in considerazione l'utilizzo di un cd vergine come supporto per un backup di dati personali. Nulla a che vedere con l'industria discografica o la pirateria dunque.
Ma c'è anche chi è favorevole al decreto. In un recente comunicato stampa l'Imaie (Istituto per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori) descrive un clima di guerra. E attacca: «Il tentativo messo in atto dalle lobby del software e dell'elettronica di fare passare per barzello (sic!) un giusto diritto legato allo sfruttamento delle opere dell'ingegno accreditando, tra l'altro, dati assolutamente falsi, è vergognoso».
Che in poche parole vuol dire, spiega il presidente dell'Imaie Domenico Del Prete, che dobbiamo allinearci ai prezzi europei: «La direttiva europea parla di armonizzazione. Bisogna capire se siamo in Europa per gioco o seriamente. Per ogni cd qui in Italia si paga 400 lire in meno dei paesi europei. Chi protesta se la deve prendere con l'Europa».
Il sospetto è che in questa fantomatica guerra fra le multinazionali della musica e quelle dell'elettronica a farne le spese sia sempre il cittadino. Devono averla pensata così in parlamento. E non si sono fatte attendere le interrogazioni degli onorevoli Pietro Folena e Giovanni Vernetti e del senatore Giovanni Crema. Folena (Ds) commenta: «Sarebbe paradossale: tutti quelli che acquistano cd registrabili e masterizzatori dovrebbero pagare questa tassa quale indennizzo per la pirateria. Questo vuol dire che i milioni di utenti che operano nella legalità, copiando i cd per uso personale, pagherebbero una sorta di risarcimento per un crimine commesso da altri». Crema (Sdi) chiede invece che l'«equo compenso a favore della Siae rimanga fissato nel medesimo ammontare oggi applicato».
Ora sta ai parlamentari, non solo presentare interrogazioni, ma fare in modo che vengano applicati gli emendamenti alla direttiva comunitaria contro i consumatori, a favore delle lobby.
19 settembre 2002
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