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Vita dietro le sbarre

Biancheria rosa e telecamere, proteste e censure

Celle con i muri tinteggiati di rosa e orsacchiotti azzurri dipinti qua e là. L'idea è stata dello sceriffo Gerald K. Hege, responsabile del carcere della contea di Davidson, nella Carolina del Nord. Praticamente un personaggio pubblico, da quando è la star di uno show che va in onda tutte le sere alle 20.00 sul canale Court tv. Le puntate vengono girate un po' alla volta nella sala mensa della prigione.

La troupe, con 12 telecamere, si presenta sul posto ogni tre settimane, per non sconvolgere la routine dei carcerati. Lo sceriffo si siede a un tavolo e a ogni puntata dà la possibilità a uno dei suoi ospiti di raccontare la propria storia. E i detenuti fanno la fila per parlare. Perché? Innanzi tutto perché 30 minuti di fama televisiva non si negano a nessuno, poi perché la vita nel carcere con gli orsetti non è poi così rosa come sembra. Hege, infatti, è per la linea dura: niente sigarette, niente tv, niente riviste, niente musica. Chi si comporta meglio ottiene, ogni tanto, una copia della Bibbia e qualche gioco in scatola. E alla gente il programma piace e lo sceriffo ancora di più: in 10 anni è riuscito a far calare il tasso di criminalità del 37% nella zona di sua giurisdizione. E ora vende cappellini e firma autografi ai fan.

Hege, però, non è stato il primo a usare il colore come deterrente. I detenuti della prigione di Maricopa County, a Phoenix in Arizona, avevano il vizio di far sparire calze, mutande e canottiere. La biancheria, nuova, bianca e di un bel cotone spesso, era diventata una preziosa merce di scambio con l'esterno. In lavanderia i capi da lavare erano sempre meno e i soldi per i nuovi ordini cominciavano a pesare sul bilancio. Così lo sceriffo Joe Arpaio ha pensato bene di porre rimedio alla situazione tingendo di rosa tutti gli indumenti intimi.

Ma le polemiche sulle condizioni delle carceri americane non si sono certo placate con una nuova nuance e con la comparsa in tv di un giustiziere fotogenico. Nel giro di qualche anno si sono moltiplicati i siti che denunciano maltrattamenti, scarsa igiene, cibi di pessima qualità e violenze sessuali su detenuti di ogni sesso ed età. Per mettere fine alle voci e alle testimonianze, lo stato dell'Arizona ha approvato una legge che vieta ai siti di pubblicare qualsiasi tipo di informazione che riguardi la vita dei prigionieri nelle carceri dello stato. Chiamasi censura.

18 agosto 2002

  Giorgia Camandona
  dalla rete
Stop prisoner rape Per fermare le violenze sui detenuti
Guardie e ladri Assurdità di cronaca giudiziaria
Il sito dello sceriffo Hege Con musichetta d'apertura

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Antiviolenza
Le autorità hanno deciso: verranno ritirati da tutte le carceri i videogiochi considerati troppo violenti perché ritenuti dannosi per la psiche dei detenuti. L'iniziativa ha preso il via in seguito a un articolo pubblicato dal quotidiano Herald Sun, in cui si diceva che i prigionieri trascorrono gran parte del loro tempo a giocare con videogame quali Carmageddon (più pedoni si investono, più punti si fanno) e Street fighter (incontri di lotta).
Antipatia
Alessandro Amalfi, 29 anni, detenuto agli arresti domiciliari, è evaso dalla sua abitazione non potendo più tollerare la convivenza con i genitori della moglie e si è presentato alla caserma dei carabinieri. Il giudice lo ha condannato per l'evasione, ma non lo ha mandato in carcere: lo ha rispedito nuovamente agli arresti domiciliari.
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