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Usa, web-radio a rischio

Le emittenti internet rischiano di fare la fine di Napster

Tempi duri per la musica via internet. Dopo la lenta ma inesorabile agonia di Napster e degli altri software di file sharing, ora anche le radio rischiano di essere messe a imperituro silenzio.

La Riaa (la potente associazione degli editori musicali americani) ha tollerato a lungo e, dopo avere constatato il crescente successo delle emittenti radiofoniche online, ha deciso di presentare il conto. A quanto pare, sarà particolarmente salato, tanto che i responsabili delle emittenti più importanti degli States minacciano la chiusura (vedi box a lato) nel corso dei prossimi mesi.

Le case discografiche chiedono che siano pagate loro le royalty per i brani musicali trasmessi, compresi quelli diffusi online a partire dal 1998. Ma a differenza di quanto accade per la radiodiffusione tradizionale, questo balzello, licenziato nei giorni scorsi dal Congresso di Washington, non sarà calcolato sulla base degli incassi della stazione radio, ma in modo per così dire più "fiscale". Ogni brano avrà una sorta di prezzo fisso che dovrà essere moltiplicato per il numero di utenti che ne hanno goduto rimanendo connessi al sito.

Tanto per fare un esempio, il sito 3WK.com (una delle più popolari web-radio) ha affermato che, se la legge dovesse andare in porto, dalle casse della stazione usciranno 17mila dollari a fronte dei 10mila incassati grazie alla vendita pubblicitaria: tradotto in parole povere, per l'emittente la chiusura sarebbe inevitabile.

Tra le due parti le posizioni restano distanti. Da un lato sul sito della Riaa si legge che: «Internet offre alla pirateria un'arma in più e col fatto che i file audio siano facilmente scaricabili i danni ai diritti d'autore sono enormi» parlando apertamente di furto. Dall'altro le emittenti sostengono che la musica trasmessa in streaming via internet non è "registrabile" e anzi, le web-radio non hanno causato danno alla vendita dei cd, ma al contrario costituiscono una vetrina importante per la musica che altrimenti non avrebbe adeguato spazio.

Il Congresso Usa per ora ha deciso, ma il miraggio di fargli cambiare idea non è ancora svanito. Sul sito saveinternetradio.org è stata avviata una petizione per impedire lo spegnimento di decine di radio internet. La speranza è che se i signori della politica non hanno mai sentito la musica del web, se non altro imparino a conoscerne la voce.

23 luglio 2002

  Massimo Mencaglia
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A tutta radio
Se le radio online rischiano grosso, quelle via etere vivono in Italia un periodo di gloria. Sarebbero almeno 35 milioni gli italiani che nel corso dei primi mesi del 2002 hanno scelto di sintonizzarsi (+30% rispetto a 10 anni fa, +2,5% rispetto all'anno scorso). Peccato che il Cdm abbia approvato misure a sostegno del passaggio, nel 2006, dalla tv analogica a quella digitale, dimenticandosi della radio. Quest'ultima, priva dell'aiuto alla sperimentazione, rischia di essere marginalizzata con pesanti sul ricadute sul settore.
Bbc a picco
Una vittima, questa legge federale l'ha già fatta. Si tratta della prima radio commerciale al mondo a trasmettere su internet Radio Kpig. L'emittente, che iniziò le sue trasmissioni sette anni fa, ha sospeso le trasmissioni il 18 luglio perché non può sopportare la spesa per pagare i diritti d'autore sui brani trasmessi via web, come si legge nel comunicato pubblicato sul suo sito.
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