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Il digital "divide" il mondo
Castells: «Spetta agli Stati affrontare il problema»
«Spetta agli Stati affrontare il problema della frattura numerica, cioè l'esclusione di parte del mondo dalla comunicazione online». Manuel Castells riassume con questo appello, apparentemente banale e non nuovo, la sua riflessione sullo sviluppo del web contenuta in un libro da poco uscito in Italia: "La nascita della società in rete", edito dall'università Bocconi di Milano.
Il saggio, che cerca di far luce sulle relazioni economiche e sociali dell'età dell'informazione, presenta molti margini di riflessione: il suo autore sostiene chi rivendica in internet la propria specificità culturale, appoggia il pluralismo delle opinioni e delle sue modalità di espressione ma allo stesso tempo ritiene che sia lo sviluppo selvaggio del web e frenarne l'espansione.
Secondo Castells (vedi box a lato) l'interesse dell'opinione pubblica sui diritti dell'uomo e dei lavoratori o sulla tutela dell'ambiente, solo per citarne alcuni, ha fatto nascere in rete iniziative che si propongono di ottenere dei cambiamenti. I mezzi di comunicazione in generale e internet in particolare, consentono di costruire una sensibilità, che indirettamente può influenzare le istituzioni politiche: «In questo modo internet si trasforma attualmente nel territorio politico che prima non era».
La maggioranza della popolazione mondiale non ha tuttavia ancora accesso al web per innumerevoli motivi: il digital divide, ossia la disuguaglianza nell'accesso e nell'utilizzo delle tecnologie indotta dalla globalizzazione, è una definizione tanto semplice quanto molteplice è il panorama delle tematiche che racchiude, in primo luogo di ordine culturale, sociale ed economico. La complessità dell'argomento rende difficile una sintesi ma consente allo stesso tempo molteplici chiavi di lettura e un pluralismo di opinioni che mantengono ormai da qualche tempo vivo il dibattito sulle possibili soluzioni.
La teoria di Castells è che, malgrado le misure intraprese finora, il digital divide non si sia ancora ridotto per diversi motivi: molte culture subiscono penalizzazioni di carattere geografico ed economico ma «un altro motivo è il modo in cui quelli che sono in internet plasmano la rete a loro immagine. Più tarderà la democratizzazione di internet, più il web si svilupperà intorno a valori che non corrispondono a quelli della società nel suo insieme».
«La diffusione di internet su tutto il pianeta - ha continuato Castells - richiederà un intervento forte degli Stati mediante azioni pubbliche nazionali e internazionali. Le differenze culturali, economiche e infrastrutturali sono tali da consentire solo a un terzo del pianeta di organizzarsi intorno a internet, mentre due terzi ne restano esclusi con tutto ciò che questo significa in termini di accesso all'informazione e alle fonti di affari. Lo sviluppo della rete, finora esponenziale, trova qui i suoi limiti».
28 giugno 2002
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