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Una "comune" nel web
Nasce il sito che fa guerra al copyright con un database di creazioni gratuite
Una "comune" virtuale in nome della libertà, dove dare libero sfogo alle creazioni intellettuali e metterle a disposizione di tutti gli internauti senza nulla chiedere in cambio, in barba alle rigide regole del diritto d'autore.
Un sogno. Di più, un'utopia, che ha però preso corpo dando vita a un sito dal nome evocativo: Creative Commons.com. All'origine del progetto, un gruppo di professori universitari di Stanford (in California), docenti di diritto ed esperti in cyberlaw (tra cui Lawrence Lessig) e di alcuni esperti in computer science (come il professor Hal Abelson, docente del Mit di Boston). Agli albori della chimera, la suggestiva idea di creare uno spazio nel web dove poter scambiare musica, libri, idee, poesie, immagini secondo la "free phyilosophy", ovvero in modo assolutamente gratuito, senza dover chiedere permessi e senza con questo contravvenire alla legge.
Un'organizzazione no-profit nata per aiutare chiunque voglia appiccicare alla propria creazione intellettuale l'etichetta di "bene comune", fruibile da tutti. Al di là delle utilità concrete del sito, è evidente fin da subito che scopo essenziale dell'operazione è anche porsi come secca forma di protesta contro la dittatura del copyright, contro le ferree leggi in difesa della proprietà intellettuale che tanto - stando al pensiero degli ideatori - imbavagliano la creatività.
Solo per spiegare meglio le finalità pratiche del sito, la stessa pagina di presentazione fa un esempio. «Immaginate che Jack sia un giovane regista e abbia bisogno di immagini della skyline di New York, con l'Empire State Building. Non ne ha una sua, e non se la sente di "rubarla" in rete, perché potrebbe incappare in un'immagine coperta da copyright. Dall'altra parte, invece, c'è Jill, fotografa che sta cercando di farsi un nome: un giorno potrebbe far pagare le sue foto, ma nel frattempo le interessa di più metterle a disposizione di tutti gratuitamente affinché la sua reputazione possa circolare. Ecco che Creative Commons rende possibile che le loro due opposte esigenze si incontrino».
Probabilmente tutto ciò resterà solo una provocazione, ma nel dubbio... è bello crederci.
5 giugno 2002
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