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Italiani, che pirati
Il 30% del software in uso alle aziende è illegale. Perché?
"L'occasione fa l'uomo ladro", diceva un antico adagio. Oggi la sua versione più attuale potrebbe suonare più o meno "la rete fa il navigatore scroccone". Una constatazione decisamente amara, ma tristemente verosimile tenuto conto dei dati recentemente diffusi dalla Business Software Alliance, l'organizzazione che rappresenta i maggiori produttori mondiali di applicazioni informatiche.
Dalla ricerca è emerso che il 47% delle aziende italiane utilizza software scaricato da internet e quel che più stupisce è che la gran parte di esse è cosciente di avere acquisito materiale operativo illegalmente, in violazione alla legge sul diritto d'autore. Se infatti 1 manager italiano su 3 ignora il tipo di conseguenza a cui può andare incontro facendo i furbi, la maggioranza degli interpellati ha ammesso che preferisce rischiare multe salate piuttosto che pagare a caro prezzo l'installazione di software "doc".
Nella classifica europea dell'abusivismo informatico il Bel Paese è medaglia di bronzo, piazzandosi a ridosso di Grecia e Spagna che occupano i gradini più alti del podio.
Inoltre il quadro disegnato dalle majors informatiche si tinge di scuro quando si afferma che questo mercato clandestino dei programmi sottrae all'industria di settore risorse ingenti: è stato calcolato che dalle casse delle società produttrici mancherebbero circa 3,4 miliardi di euro l'anno a livello europeo. In Italia in 5 anni questo traffico avrebbe fatto perdere 37mila posti di lavoro per un costo di 450 milioni di euro.
Non sono mancate analisi e proposte su come risolvere il problema, ma alla fine Paolo Ardemagni (presidente BSA) ha chiosato senza molti giri di parole: «Sembra che la fantasia e la creatività per le quali gli italiani sono noti nel mondo si traduca in una maggiore propensione ad eludere ed aggirare la legge. In sintesi, siamo informati su licenze e leggi ma altrettanto perfettamente pirati».
25 aprile 2002
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In galera! |
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Si prospettano tempi duri per gli hacker del Vecchio Continente. L'Ue sta mettendo mano a una normativa contro i reati informatici. In particolare si pensa di punire con la reclusione fino a 4 anni chi infetta la grande rete con virus distruttivi. La proposta di legge chiede anche di inserire il reato di pirateria informatica nell'elenco dei crimini soggetti al mandato di arresto comune, per il quale una pena può essere eseguita in qualsiasi stato membro, senza dover ricorrere all'estradizione del colpevole. |
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Suono di tarocco |
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Il mercato del "tarocco" per antonomasia in Italia è quello dei dischi musicali. Una recente indagine della FMP ha rivelato che nella Penisola 11 milioni di persone possiedono cd contraffatti. In grossa ascesa la diffusione di cd masterizzati, di cui farebbero uso regolarmente oltre 3,7 milioni di italiani. |
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