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Italiano, che passione
La nostra lingua è la quarta più studiata al mondo: un trend in crescita
Chi lo avrebbe mai detto... L'italiano è al quarto posto nella classifica delle lingue più studiate al mondo e l'attenzione che gli viene dedicata all'estero è in costante crescita. Nel 2000 il numero di studenti che ha frequentato i corsi di italiano organizzati dagli Istituti italiani di cultura (vedi box a lato) è infatti aumentato del 38,2% rispetto al dato del 1995. Lo afferma la ricerca "Italiano 2000 - indagine sulle motivazioni e sui pubblici dell'italiano diffuso fra stranieri", i cui risultati sono stati illustrati di recente alla Farnesina.
La ricerca è stata condotta dall'Università La Sapienza di Roma e dall'Università per stranieri di Siena. Il sistema dell'italiano diffuso fra stranieri fuori dei confini nazionali sarebbe cambiato dagli anni '70 ad oggi soprattutto per quello che riguarda il ruolo dell'Italia come sistema sociale, produttivo, culturale, linguistico nel panorama internazionale. Ne sono state coinvolte le Università straniere e la politica dei governi, che hanno inserito l'italiano nei sistemi scolastici dei loro Paesi o da essi l'hanno tolto.
Più nel dettaglio, il numero di studenti che hanno frequentato i corsi di italiano organizzati dagli Istituti italiani di cultura è stato di 45.699 nel 2000 contro i 33.065 nel '95. In aumento anche i corsi: nel '95 furono 2.346; nel 2000 sono stati 3.684, con una crescita del 57%. Il dato iniziale, però, è ingannevole: non in tutto il mondo si registra una tendenza positiva. Sui dati assoluti, la diminuzione riguarda la situazione africana. L'entità della crescita è più forte in Asia, dove la realtà giapponese funge da traino, e in America latina, dove a guidare la classifica è il Messico.
Nelle aree dove non si rileva una crisi economico-sociale e dove comunque le risorse consentono investimenti nell'apprendimento linguistico, l'italiano è in espansione: Estremo Oriente, Australia, e molte realtà dell'Est europeo. Ma perché si impara l'italiano? I motivi sono i più vari: dal 32,8% che lo fa per "piacere", al 25,8% che lo fa per "ragioni personali". Solo il 19% lo fa per studio e il 22,4% per lavoro.
19 marzo 2002
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