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Parol@cce
Torna di moda il turpiloquio
Creativa e liberatoria: la parolaccia piace alla rete, ma ultimamente viene rivalutata anche in libreria. È di questi giorni l'uscita nelle librerie de «Il piccolo libro degli insulti», una raccolta di chicche d'autore edita da Mondadori, e, naturalmente, il popolo di internet non si è fatto trovare impreparato.
Dissacrante, fantasiosa, recuperata dalla tradizione, colta o dialettale: poco importa. Senza rendersene nemmeno conto ognuno di noi è depositario dai tempi dell'asilo di un repertorio personale che si arricchisce di anno in anno.
Condividere queste conoscenze con altri è un preciso dovere dell'internauta coscienzioso che voglia sfruttare appieno le potenzialità di un mezzo di diffusione… Ecco allora la Guida alla parolaccia italiana divisa per provenienza regionale: «Paese che vai, parolaccia che trovi». Si può quindi arricchire il proprio colorito vocabolario con ghigna de roi (letteralmente: faccia di maiale), espressione tipica della provincia di Cremona, oppure scoprire che il toscano bucaiolo originariamente si diceva di colui che lavorava dentro le fogne (con tutte le conseguenze del caso).
Meritano un sito a parte, invece, la collezione napoletana di Maleparole e quella veneziana. Dalla prima possiamo imparare che per chiavica si intende «il luogo lurido in cui convergono le acque piovane presenti nelle strade, quindi si proprio na' chiavica è un'offesa molto grave». Dalla seconda apprendiamo che si può dire imatonìo a «persona che assomiglia a un mattone e che quindi dimostra di essere scemo e duro di comprendonio», senza che si offenda (sempre che non venga dalla città lagunare…).
Questi encomiabili esempi di recupero delle tradizioni popolari, meritano tutta la nostra riconoscenza. Siamo sicuri che ne farete tesoro: perché, in fondo, quando ci vuole ci vuole.
8 novembre 2000
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| Insulti garbati |
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È il sito della Treccani a insegnare agli irriducibili della parolaccia come si insulta con garbo… «Se ce l'avete con un gran mascalzone, potete tranquillamente parlarne come di un gran figlio di una buona donna; se avete un collega con un quoziente intellettivo piuttosto basso, non definitelo uno scemo: basterà dire che non è una volpe». Siamo sicuri che così dicendo non si offenderà? «Non azzardatevi mai e poi mai a definire prostituta una signora. A prescindere dalle sue reali abitudini sessuali, sarà molto meglio parlarne come di una bella di giorno, o di una donna di facili costumi, donna di vita, donnina allegra, ragazza squillo, passeggiatrice o che fa il mestiere». Alla faccia dell'eufemismo…
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| Nuovo galateo |
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C'è quello classico, «il Galateo, ovvero Dei costumi» di Giovanni Della Casa, ma i tempi cambiano e anche il bon ton si deve adeguare. Certo, alcune regole sono senza tempo (evitare di fare «in presenza degli uomini le cose laide o fetide o schife o stomachevoli», tanto per citarne una)… Ma oggi per una donna emancipata non sarà un problema scegliere il vino al ristorante anche se accompagnata da un cavaliere, così come il goloso non sarà macchiato da infamia se assaggerà (previo permesso!) una pietanza dal piatto di un commensale. Quanto a internet? Archiviata la Netiquette per sopraggiunta noia, basterà ricordarsi di non piantare in asso il proprio partner via e-mail. A tutto c'è un limite!
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