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Ecosandals in Kenia

Quando da un'idea nasce un'intera economia

Una baraccopoli alla periferia di Nairobi. La quasi totalità dei suoi abitanti (450mila in tutto) vive alle soglie della sussistenza: senza lavoro e arrabattandosi nella ricerca di parti elettriche, ricambi d'auto, utensili, nelle discariche della capitale del Kenia.

È la fotografia di una delle mille realtà dei paesi del Sud del Mondo, dove l'economia, di fatto, non è ancora arrivata. Ma proprio qui, nella bidonville che risponde al nome di Korogocho, l'iniziativa di due giovani ha dato vita a un micro esempio di come qualcosa si possa fare.

L'americano Matthew Meyer e il keniota Benson Wikyo, passando per Korogocho sette anni fa, videro tutta questa miseria ed ebbero un'idea. Così nacque Ecosandals, la prima attività di fabbricazione di calzature nel contempo solidale ed ecologica. All'origine, infatti, c'è il riciclaggio di pneumatici d'auto usati.

I due amici hanno spinto alcuni residenti a confezionare il sandalo akala utilizzando pelle e tessuti per la parte superiore e la gomma per la suola. Il risultato è un calzare tipico e durevole al punto che viene garantito 5 anni o 50mila miglia.

A mano a mano, l'attività è cresciuta e oggi garantisce lavoro a 27 persone specializzate. Gran parte del successo si deve a internet, il veicolo scelto per la promozione e la vendita. All'indirizzo Ecosandals, si trova una gamma di modelli per spiaggia, doccia, passeggio, con prezzi variabili fra 15 e 20 dollari. Se ne possono scegliere colore, misura, quantità, ma soprattutto si può essere certi che i soldi spesi andranno direttamente al produttore.

E siccome i veri protagonisti di questa storia sono proprio i produttori, una sezione del sito è dedicata a loro. Giovani e giovanissimi (e più in generale l'intera comunità) che non avevano soldi per mangiare, prima che per andare a scuola, oggi trovano un'opportunità.

Di Ecosandals si è occupata la stampa internazionale, anche perché l'iniziativa si dichiara totalmente non a scopo di lucro.

Noi la citiamo come esempio di micro economia che dimostra come la crescita dei paesi in via di sviluppo non passa solo attraverso gli stanziamenti governativi o i grandi investitori internazionali: anche piccole imprese e singoli possono giocare un ruolo.

24 febbraio 2002

  Fabio Dotti
  dalla rete
Ecosandals Il sito ufficiale
Eticosearch Il motore di ricerca del no profit
Cacao Abolirlo? Una iattura per le economie dei paesi poveri

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Ricchi e poveri
In questo inizio millennio aumenta il distacco fra paesi ricchi e poveri. Secondo il rapporto 2001 dell'Ente internazionale del lavoro (Oil), un terzo della forza lavoro mondiale vive in condizioni precarie: 500 milioni di persone guadagnano meno di 1 dollaro al giorno. Nei prossimi 10 anni (a fronte della bassa natalità occidentale) due terzi dei giovani che entreranno nel mondo del lavoro saranno asiatici: serviranno 500 milioni di posti. Di contro, fra l'inizio e la fine degli Anni '90 la percentuale di senza lavoro è scesa solo nei paesi Ocse.
Divario digitale
Sono le economie ad alta tecnologia a staccare sempre più quelle poco sviluppate. Il rapporto Oil calcola, per esempio, che nel 2003 i call center dei paesi avanzati passeranno dagli attuali 670mila a 1milione e 300mila addetti. Ad approfondire il solco è la tecnologia dell'informazione: l'hi-tech è appannaggio solo del 15% della popolazione.
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