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Il bacio gay non più reato
Blair abrogherà le leggi che portarono alla condanna di Oscar Wilde
Se fossero state applicate 107 anni fa, le leggi che stanno per entrare in vigore nella moralista Inghilterra, avrebbero cambiato il corso del processo più famoso della storia del Regno: quello in cui Oscar Wilde fu condannato a due anni di lavori forzati per comportamenti sessuali difformi da quanto stabilito dal codice penale del 1861.
Stiamo parlando di omosessualità e della riforma Blair destinata ad abrogare due leggi tanto vecchie quanto anacronistiche: il divieto per gli uomini di baciarsi in pubblico e di avere rapporti sessuali in privato. Dunque un pezzo della legislazione vittoriana sta per essere spazzato via in nome del buon senso e, udite udite, persino della parità dei sessi.
Nel senso che la legge del 1861 prevedeva come reato solo l'omosessualità maschile. Proprio così. Forse perché 140 anni fa non ci si poneva neppure il problema di una possibile omosessualità femminile. Ma i tempi cambiano e al governo Blair discriminare i maschietti deve essere parso ingiusto quanto discriminare i gay.
Non sarà, comunque, una passeggiata far passare i nuovi precetti: alcuni gruppi di conservatori si sono infatti già detti assolutamente contrari alla depenalizzazione del bacio pubblico fra uomini.
Ed è impossibile dalle nostre latitudini non avvertire il senso del paradosso per un Paese che nel Vecchio Continente si è guadagnato la fama di stato all'avanguardia in grado di anticipare mode, gusti e tendenze; per un paese che nell'immaginario di molti è una Mecca della trasgressione e che poi si scontra con norme così polverose, antipatiche e dal sapore post-medievale. Mancanza di coerenza? Forse.
Lo stesso Oscar Wilde ripudiò la madre patria fuggendo a Parigi, dove morì giovane e in povertà. Ma forse è proprio alle sue parole che potremmo affidare la difesa d'ufficio di questi controsensi britannici: «La coerenza - scriveva Wilde - è l'ultimo rifugio delle persone prive d'immaginazione».
16 febbraio 2002
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